
Valsassina: la bellezza che non urla, ma incanta
di Maurizio Sala, dedicato ad Alfredo Polvara
C’è una valle a due passi da Milano dove il tempo sembra essersi fermato. Una valle che non ama mettersi in mostra, che non grida la sua bellezza ma la sussurra tra i rami di un larice o lungo il letto fresco del Pioverna. È la Valsassina, anima selvaggia e gentile della Lombardia, e chi la ignora lo fa solo perché non l’ha ancora ascoltata davvero.
Spesso trascurata – troppo vicina alla città per essere “esotica”, troppo silenziosa – la Valsassina vive in quella dimensione rara dove la natura, la storia e la leggenda convivono. E chi ha la pazienza di rallentare il passo e allargare lo sguardo, qui trova un’Italia davvero affascinante.
Chi come me ama i monti sa bene che c’è un attimo, lassù, dove tutto cambia. È quando alzi lo sguardo e, contro il blu profondo del cielo, vedi due grandi ali spiegate in volo. L’aquila reale, regina dei cieli, vive anche qui, tra le creste della Grigna e i versanti più alti. Un avvistamento che ti riconcilia col mondo. Altro che “cosa vedere in Valsassina”: già questo, da solo, vale il viaggio.
La Valsassina non è un posto per chi cerca l’animazione dei villaggi vacanze. È terra di sentieri e di silenzi, di vecchie case con i muri spessi e i camini accesi. In estate scappa dal caldo della pianura e offre ombra, prati e cascate: la Troggia, lo Sprizzottolo, la più avventurosa Cenghen. In inverno chiama gli sciatori verso i Piani di Bobbio o gli escursionisti verso l’Alpe Giumello.
E poi c’è la storia. Una storia che qui si fonde con la leggenda, come quella del bandito Lasco, il Robin Hood della Valsassina. Nobile di giorno, fuorilegge di notte. I muri affrescati di Parlasco raccontano ancora le sue gesta, e poco lontano un altro sentiero sussurra il nome della “Stria di Biss”, guaritrice bruciata come strega perché conosceva le virtù delle acque.
Se volete sapere cosa vedere in Valsassina, la risposta è semplice: vedete la verità delle cose. Le mani che tagliano il taleggio, la fatica che arrampica la Grigna, le rughe di un vecchio che racconta di come, un tempo, le terme di Tartavalle erano il vanto del paese. Oggi quelle terme sono abbandonate, simbolo malinconico di un’Italia dimenticata. Ma resistono i sapori – polenta, capriolo, scapinas – e resistono i mestieri, come a Premana, dove il ferro si lavora ancora con l’orgoglio dei secoli.
È una valle da esplorare senza fretta: a piedi, in bici, con i bambini. Tra gli itinerari dolci – come l’anello del Monte Muggio o la ciclabile che da Barzio porta a Taceno – e quelli più duri, per chi sogna le creste alte, come il Pizzo dei Tre Signori o il Rifugio Bogani, la Valsassina sa parlare a tutti.

E a chi ama la tenda e la natura, il Camping La Fasana regala notti al suono dell’acqua e giorni al profumo di formaggio. Sì, perché qui la Mauri è molto più di un marchio: è una storia da assaggiare. Così come le casere, le stalle, i mercatini delle sagre – come quella di Premana – dove ogni profumo è un ricordo d’infanzia.
In un mondo che corre, la Valsassina resta. E resiste. Non offre l’effetto “wow” al primo sguardo, no. Ma incanta piano. È come un racconto attorno al fuoco: all’inizio ascolti per curiosità, poi ti perdi tra le parole e alla fine non vuoi più andare via.
Questa valle è un invito a tornare bambini, a ritrovare il sapore delle cose semplici. A scoprire che, per vedere le aquile, non serve volare lontano. Basta fermarsi. E guardare in alto.
INFO PRATICHE PER UNA VACANZA IN VALSASSINA
Dove dormire: Barzio (comoda per Bobbio), Primaluna (lungo la ciclabile), Crandola (Alta Valle)
Da fare: trekking per tutti i livelli, gite in bici, picnic ai Piani Resinelli
Cosa mangiare: formaggi (Mauri, Carozzi, Alva), polenta taragna, bresaola, scapinas, caviadini
Cosa leggere: “Lasco, il bandito della Valsassina”, romanzo storico ambientato a Parlasco
Se anche voi, come me, un giorno sentirete fischiare un’aquila sopra la testa, forse capirete che la Valsassina non va solo visitata: va vissuta.












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